(ANS – Roma) – Con l’inizio oggi della Novena a San Giovanni Bosco, l’ANS propone una serie di articoli che intendono accompagnare questo tempo di preparazione alla Festa del Santo dei giovani attraverso un vero e proprio itinerario spirituale e carismatico. Partendo dalla chiamata originaria, narrata nel sogno dei nove anni in “Il sogno che cambiò una vita”, il percorso conduce alla concretezza dell’accoglienza nella cucina di Valdocco, alla nascita dell’oratorio come casa che ha reso Don Bosco padre e maestro della gioventù, fino ad approfondire il Sistema Preventivo nelle sue espressioni più vive: i buonanotte, le tre parole ragione, religione e amorevolezza, lo stile della misericordia educativa, la gioia come vocazione e la fiducia nella Provvidenza, vissuta con Maria Ausiliatrice. La rilettura delle Memorie dell’Oratorio e dei sogni come catechesi narrativa apre infine lo sguardo sull’eredità lasciata ai continuatori, mostrando come il carisma di Don Bosco non appartenga solo al passato, ma continui a ispirare scelte educative e pastorali anche oggi. Un cammino pensato per prepararsi alla sua festa lasciandosi, ancora una volta, educare dal suo spirito.
Ci sono esperienze che, pur vissute nell’infanzia, continuano a orientare tutta una vita. Quando Giovanni Bosco aveva circa nove anni, fece un sogno destinato a segnare l’intero corso della sua esistenza. In una grande spianata, piena di ragazzi che litigavano e bestemmiavano, egli cercava di imporre ordine con i pugni e le grida, ma una Persona maestosa e una Donna gli indicarono un’altra via: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Io ti darò la Maestra, sotto la cui guida diventerai sapiente». Quel sogno, ricordato più tardi nelle Memorie dell’Oratorio, fu una sorta di “professione di fede” nella sua vocazione: Dio lo chiamava a dedicarsi ai giovani, specialmente i più poveri e sbandati.
Per anni Giovanni non capì del tutto quel messaggio, ma lo portò nel cuore come una luce misteriosa. Durante il periodo di Chieri, mentre si prepara al sacerdozio, comincia a intuire che la strada passa attraverso un’educazione gioiosa e cristiana dei giovani. Nasce così la “Società dell’Allegria”: un piccolo gruppo di compagni che si impegnano a vivere insieme tre semplici regole: non dire né fare nulla che offenda un cristiano, compiere bene i propri doveri di studio, essere allegri. Lì Giovanni impara che il Vangelo può passare attraverso il gioco, l’amicizia, la musica, la creatività, e che l’allegria cristiana è un vero “metodo” educativo.
Il sogno non resta un ricordo privato, ma diventa criterio di discernimento. Non è un’idea astratta, ma una lente attraverso cui Giovanni impara a leggere la propria storia. Don Cafasso, suo direttore spirituale, lo aiuta a interpretare gli avvenimenti alla luce di quella chiamata: la scelta del convitto ecclesiastico, il contatto con le carceri giovanili di Torino, l’incontro con i primi ragazzi poveri che “fanno chiasso” attorno a lui. Quando Don Bosco rileggerà la propria storia nelle Memorie, metterà in evidenza proprio questi “snodi”: sogno, giovinezza a Chieri, incontro con i giovani nelle carceri, nascita dell’Oratorio. Ogni tappa appare come una risposta progressiva al “programma” ricevuto da bambino.
La tradizione salesiana ha visto in quel sogno non soltanto un episodio commovente, ma il “manifesto” del carisma: una missione ai giovani vissuta con dolcezza e bontà, unita a una solida formazione umana e cristiana. Studi recenti ne hanno sottolineato la portata vocazionale: è un sogno che ritorna più volte nella vita di Don Bosco e che orienta le sue decisioni, anche nei momenti di crisi, come ricordano ampie riflessioni sul “vocation‑mission dream” e le sue ricorrenze. Il sogno, quindi, non è evasione dal reale, ma una lettura profonda della realtà alla luce del Vangelo.
Per chi oggi vive o accompagna una vocazione, la storia del sogno dei nove anni è un invito a credere che Dio parla davvero nella vita concreta: nei desideri, negli incontri, nelle ferite, nei talenti. Don Bosco insegna che la volontà di Dio non si scopre in astratto, ma mettendosi in gioco: studiando, lavorando, servendo, creando legami buoni. Come lui, si può imparare a riconoscere nei “sogni” più profondi – quelli che fanno bene agli altri e non solo a se stessi – la traccia di una chiamata: una voce che chiede di dedicare la vita a rendere il mondo un po’ più umano e un po’ più santo, a cominciare dai giovani, come fece Don Bosco, senza sapere ancora dove quel sogno lo avrebbe condotto.



